Concorrenza Sleale - Investigazioni aziendali - Infedeltà aziendale -

Concorrenza Sleale - Investigazioni aziendali - Infedeltà aziendale - - Concorrenza sleale

  

 

CONCORRENZA SLEALE - INVESTIGAZIONI AZIENDALI

Concorrenza sleale consiste nella infedeltà di dipendenti, collaboratori e amministratori  come sancito dall’art.2105 del codice civile, per violazione obbligo lavoro  con assoluto  divieto  di trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con il datore di lavoro ed altresì di divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.  Le indagini  per investigazioni aziendali – concorrenza sleale sono finalizzate a provare atti di concorrenza  portano ad avere prove legalmente utili al fine di far valere un proprio diritto facendo riferimento agli artt. 2599 e 2600 del codice civile dove si prevede che la sentenza che accerta il compimento di atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti per eliminarne gli effetti.

L'agenzia Agata CHRISTIE Investigation ha esperienza investigativa “diretta” ultra ventennale maturata presso multinazionali operanti in svariati settori quale aeronautica, metalmeccanici, chimica, alta moda, oreficeria, elettrica ed elettronica, farmaceutica e della grande distribuzione, risolvendo brillantemente ogni incarico di fiducia, connessi alla tutela di beni, dai marchi e brevetti, concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, bonifiche telefoniche ed ambientali e tutela del patrimonio aziendale.

La globalizzazione dei mercati e l’alta tecnologia hanno stravolto tutte le attività! Le imprese sono sempre piu’ a rischio di spionaggio industriale, concorrenza sleale, infedeltà dei soci, dipendenti e collaboratori.

Il calo della performance, la perdita di clienti, preventivi ignorati o comunicati ai concorrenti, lo scarso interesse dei soci/dipendenti nel tutelare gli interessi aziendali, l’assenteismo e l'assenza ingiustificata dei dipendenti e/o soci, sono segnali da non trascurare. La corretta prevenzione è da sempre lo strumento indiscusso, per tenere sotto controllo lo stato di salute e l'integrità aziendale.

Tutte le nostre investigazioni private, documentano l’infedeltà ed trasferimento di eventuali know-how e conoscenze aziendali a terzi; permettendovi di agire legalmente. Se un dubbio vi attanaglia e per qualsiasi consulenza per risolvere i vostri problemi personali e professionali ed aziendali, tecniche scientifiche, investigazioni finanziare e commerciali, non esitate a mettervi in contatto i per un preventivo gratuito.

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QUESTI I PRINCIPALI SERVIZI OFFERTI
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Controspionaggio industriale
Violazione segreto industriale

Investigazioni aziendali

Bonifiche telefoniche ed ambientali
Indagini su fuga notizie
Infedeltà soci e dipendenti
Assenteismo dipendenti e amministratori
Ammanchi contabili
Difesa marchi e brevetti
infedeltà professionale
Sviamento clientela
Investigazioni su frode assicurative
Investigazioni infiltrazione autorizzata in aziende
Investigazioni Controlli fiduciari
Investigazioni licenziamento per giusta causa
Investigazioni collegamenti con società concorrenti
Investigazioni difesa da tentativi di estorsione
Investigazioni verifica preassuntiva
Investigazioni ricerca di debitori, eredi, testimoni
Investigazioni perizie e consulenze tecniche di parte
Investigazioni sorveglianza per la sicurezza dirigenziale
Tutela informatica contro lo spionaggio industriale

Investigazioni perizie varie: (Meccanica – elettrica – chimica – combustibili – automezzi – antinfortunistica stradale Edilizia – impiantistica - attività marittime – aeree – trasporti – tecnica assicurativa - Preziosi – belle arti – antiquariato – medici – psicologi - Argenteria antica – elettronica ed informatica)

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Sentenze

L'art. 2598 c.c. disciplina le forme della concorrenza sleale nell'ambito del Capo I del Titolo X relativo alla disciplina della concorrenza. L'art. 2598 c.c. prevede comportamenti tipici di concorrenza sleale ed una clausola generale idonea ad abbracciare comportamenti, anche non tipizzati, che, tuttavia, integrino gli estremi della concorrenza sleale. Costituiscono comportamenti tipici di concorrenza sleale: l'uso di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o i segni distintivi legittimamente usati da altri e l'imitazione servile dei prodotti di un concorrente.
Del pari costituiscono atti di concorrenza sleale la diffusione di notizie ed apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito o l'appropriazione dei pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente. L'art. 2598 c.c., come detto, contempla, infine, una clausola generale idonea a ricomprendere tutti gli ulteriori atti di concorrenza sleale non tipizzati. Costituisce, così, concorrenza sleale il valersi di ogni mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale ed idoneo a danneggiare l'azienda altrui. I principali rimedi contro gli atti di concorrenza sleale sono contemplati agli artt. 2599 c.c. e 2600 c.c. dove si prevede che la sentenza che accerta il compimento di atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione edà gli opportuni provvedimenti per eliminarne gli effetti. L'art. 2600 c.c., infine, prevede che chiunque sia danneggiato da atti di concorrenza sleale posti in essere con dolo o colpa possa naturalmente chiedere il risarcimento del danno. La normativa codicistica sulla concorrenza sleale

Codice Civile Art. 2598
Atti di concorrenza sleale.
Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi [ 2563 ss., 2569 ss.] e dei diritti di brevetto [ 2584 ss.], compie atti di concorrenza sleale chiunque:
1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attività di un concorrente; 2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinarne il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente; 3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda.
Art. 2599
Sanzioni.
La sentenza che accerta atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti affinchè ne vengano eliminati gli effetti [ 2600].
Art. 2600
Risarcimento del danno.
Se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l'autore è tenuto al risarcimento dei danni. In tale ipotesi può essere ordinata la pubblicazione della sentenza. Accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume. Vedi la giurisprudenza sulla concorrenza sleale

Il vasto contenzioso in materia di concorrenza sleale si è occupato, soprattutto, del problema relativo alla riconduzione di determinati comportamenti nell'ambito della concorrenza lecita o di quella sleale. La concorrenza sleale, infatti, presuppone la situazione di concorrenza tra aziende, il reiterarsi dei comportamenti illeciti ed il verificarsi di un danno effettivo. La giurisprudenza ha, poi, avuto modo di concentrarsi soprattutto su specifiche tipologie di atti di concorrenza sleale come, ad esempio, l'imitazione servile di prodotti dell'altrui azienda, lo storno dei suoi dipendenti, lo sviamento di clienti da parte di ex dipendenti o di ex agenti.

concorrenza sleale: la necessità del danno

La responsabilità a titolo di concorrenza sleale, ai sensi dell'art. 2598, n. 3, c.c., presuppone che l'imprenditore si sia avvalso di un mezzo, non soltanto contrario ai principi della correttezza professionale, ma anche idoneo a danneggiare l'altrui azienda; pertanto detta responsabilità non opera allorché il giudice accerti che il comportamento denunciato non abbia provocato alcun pericolo di sviamento di clientela in danno dell'imprenditore denunciante. (Fattispecie in tema di uso, da parte di un imprenditore, al fine di reclamizzare infissi anodizzati, del catalogo di un concorrente, produttore di infissi nella fase anteriore all'anodizzazione).

Cassazione civile , sez. I, 02 aprile 2007 , n. 8215

concorrenza sleale: necessario il reiterarsi della condotta incriminata

Presupposto per l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno per concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 c.c., è la prova della reiterazione nella condotta incriminata e, quindi il carattere permanente del comportamento concorrenziale in sé considerato e del relativo illecito. Mentre l’isolato comportamento illecito comprovato di per sé non costituisce fatto idoneo a determinare la prevalenza sul mercato di uno specifico prodotto in pregiudizio di un altro per concorrenza sleale.

Tribunale Torino, 17 novembre 2006
concorrenza sleale: storno dei clienti da parte di un ex dipendente

Costituisce condotta di concorrenza sleale lo storno di clienti di un'impresa effettuato da un ex dipendente avvalendosi di informazioni riservate (nella specie, il tribunale ha accertato l'illecito di una società attiva nel settore dell'informatica, che ha sistematicamente contattato i clienti di un concorrente, utilizzandone le liste, e a mezzo di suoi ex dipendenti, che già conoscevano quei clienti, ed inoltre avvalendosi di notizie riservate su un programma software per la gestione delle buste paga, fornito dal concorrente ai propri clienti — pure conosciute in ragione di precedenti rapporti di lavoro subordinato — così rendendosi più agevole il trasferimento dei dati altro analogo programma).

Tribunale Torino, 17 novembre 2006
concorrenza sleale mediante l'uso di segni distintivi identici

L’attività illecita, consistente nell’approvazione o nella contraffazione di un marchio,mediante l’uso di segni distintivi identici o simili a quelli legittimamente usati dall’imprenditore concorrente, può essere da quest’ultimo dedotta a fondamento non soltanto di un’azione reale, a tutela dei propri diritti di esclusiva sul marchio, ma anche, e congiuntamente, di un’azione personale per concorrenza sleale, ove il comportamento abbia creato confondibilità fra i rispettivi prodotti.

Tribunale Ferrara, 25 settembre 2006 , n. 1177
concorrenza sleale mediante pubblicazione sistematica di informazioni e notizie redatte da altri

Costituisce atto di concorrenza sleale la pubblicazione o riproduzione sistematica e parassitaria, a scopo di lucro, di informazioni o notizie il cui sfruttamento spetta ad altri (nella specie, la Suprema corte ha confermato, ritenendola immune da vizi logici e giuridici, la decisione di merito che ha affermato l'illiceità della sistematica pubblicazione, in una rassegna stampa diffusa in via telematica, di articoli tratti da pubblicazioni periodiche altrui, per i quali l'editore aveva formulato espressa riserva ai sensi dell'art. 65 Ld.a.).

Cassazione civile , sez. I, 20 settembre 2006 , n. 20410 concorrenza sleale per imitazione servile - necessarie le forme esteriori individualizzanti

L’ipotesi di concorrenza sleale per imitazione servile è integrata dall’imitazione di forme esteriori del prodotto avversario che abbiano valore individualizzante (cioè non siano forme banali e generalizzate) e che non siano necessitate dalla funzionalità propria del prodotto, sicché il Giudice é chiamato a valutare se i particolari imitati siano o meno standardizzati, e quindi se essi siano imprescindibilmente legati alla costruzione del manufatto, ovvero se sia astrattamente possibile operare al riguardo una serie, più o meno estesa, di varianti.

Tribunale Torino, sez. fer., 14 settembre 2006 un caso di concorrenza sleale

La totale riproduzione grafica della fotografia di un prodotto in un catalogo commerciale può costituire concorrenza sleale per scorrettezza professionale, ai sensi dell’art. 2598 n. 3 c.c.

Tribunale Torino, sez. fer., 14 settembre 2006 concorrenza sleale per vendita sottocosto

La c.d. vendita sottocosto configura un atto di concorrenza sleale (c.d. "dumping interno") qualora comporti il sistematico svolgimento antieconomico dell'attività d'impresa e l'artificioso abbattimento sotto costo dei prezzi, non giustificato dalle condizioni obiettive della produzione.

Tribunale S.Maria Capua V., 18 agosto 2006 concorrenza sleale: l'uso di ex agenti

Costituisce condotta di concorrenza sleale, per contrasto con i principi della correttezza professionale, di cui va disposta anche in via cautelare la inibitoria, quella tenuta da un'impresa che, in tal modo sottraendo clienti ad un concorrente, si avvale dell'opera di un ex agente di quest'ultimo, con violazione del patto di non concorrenza anteriormente stipulato da tali soggetti.

Tribunale Vercelli, 12 luglio 2006
concorrenza sleale: uso delle informazioni acquisite da ex dipendenti

L'utilizzazione delle informazioni acquisite dal dipendente nell'ambito di una precedente esperienza lavorativa (nella specie, il nominativo dei clienti e la loro conoscenza), non rappresenta un atto di concorrenza sleale, salvo che non si tratti di un segreto professionale in senso proprio.

Tribunale S.Maria Capua V., 20 giugno 2006 concorrenza sleale La concorrenza sleale per imitazione servile è configurabile in presenza di due specifici presupposti, e cioè l'originalità del prodotto imitato (nel senso che la forma dello stesso deve avere valore individualizzante, estrinsecandosi in un quid che la renda idonea ad essere riconosciuta nel pubblico come elemento sintomatico di provenienza del prodotto cui accede da una determinata impresa) e l'assenza di qualsiasi elemento distintivo idoneo a palesare la diversa provenienza di un prodotto rispetto all'altro, secondo un apprezzamento che va riferito ai consumatori dei prodotti concretamente considerati.

Tribunale Monza, 10 aprile 2006
concorrenza sleale per imitazione servile - necessarie l'originalità del prodotto imitato

La concorrenza sleale per imitazione servile è configurabile in presenza di due specifici presupposti, e cioè l'originalità del prodotto imitato (nel senso che la forma dello stesso deve avere valore individualizzante, estrinsecandosi in un quid che la renda idonea ad essere riconosciuta nel pubblico come elemento sintomatico di provenienza del prodotto cui accede da una determinata impresa) e l'assenza di qualsiasi elemento distintivo idoneo a palesare la diversa provenienza di un prodotto rispetto all'altro, secondo un apprezzamento che va riferito ai consumatori dei prodotti concretamente considerati.

Tribunale Monza, 10 aprile 2006
concorrenza sleale: necessaria la concorrenza tra aziende ma l'atto può essere posto in essere anche da un soggetto terzo

La concorrenza sleale deve ritenersi fattispecie tipicamente riconducibile ai soggetti del mercato in concorrenza e non è configurabile, pertanto, ove manchi tale presupposto soggettivo (il cosiddetto "rapporto di concorrenzialità"); la stessa è però configurabile allorquando l'atto lesivo del diritto del concorrente sia posto in essere dal soggetto terzo (cosiddetto interposto) che tuttavia si trovi in una relazione di interessi comuni con l'imprenditore avvantaggiato. (Nella specie l'azione di danni era stata intrapresa anche nei confronti della azienda telefonica che aveva concesso alla convenuta ditta concorrente, sita nelle vicinanze e costituita da un ex dipendente della ditta attrice, lo stesso numero di utenza telefonica che prima era stato in uso all'attrice medesima; la S.C. ha dunque confermato la sentenza della corte di merito che aveva mandato assolta la azienda telefonica da responsabilità contrattuale ed extracontrattuale e che aveva altresì escluso, con motivazione ritenuta dalla S.C. completa e ragionevole, tale da essere incensurabile in sede di legittimità, il concorso per atti di concorrenza sleale, stante la mancanza della qualità di imprenditore commerciale concorrenziale e di una relazione di interessi comuni con l'imprenditore concorrente avvantaggiato).

Cassazione civile , sez. III, 20 marzo 2006 , n. 6117
un caso di concorrenza sleale in ipotesi di cessione di ramo d'azienda

È contrario ai principi della correttezza professionale ex art. 2598, n. 3, c.c. il comportamento dell'ex dipendente di una società che, approfittando della cessione di un ramo d'azienda della ex datrice di lavoro ad un'altra società, induca la clientela della società scorporata a credere che la nuova referente per la distribuzione dei prodotti della sua ex datrice di lavoro sia la nuova società alle cui dipendenze nel frattempo egli si è trasferito e non la società cessionaria del ramo d'azienda, reale destinataria "de iure". Tribunale Torino, sez. IX, 03 marzo 2006 , n. 3194 concorrenza sleale per imitazione servile - necessarie l'imitazione delle forme esteriori individualizzanti

In tema di concorrenza sleale, l'imitazione rilevante ai fini della concorrenza sleale per confondibilità non si identifica con la riproduzione di qualsiasi forma del prodotto altrui, ma solo con quella che cade sulle caratteristiche esteriori dotate di efficacia individualizzante e cioè idonee, proprio in virtù della loro capacità distintiva, a ricollegare il prodotto ad una determinata impresa. In ogni caso, non si può attribuire carattere individualizzante alla forma funzionale, cioè a quella resa necessaria dalle stesse caratteristiche funzionali del prodotto. Pertanto, la fabbricazione di prodotti identici nella forma a quelli realizzati da impresa concorrente (che non fruisca più, per essi, della scaduta tutela brevettuale, o comunque non la invochi), costituisce atto di concorrenza sleale soltanto se la ripetizione dei connotati formali non si limiti a quei profili resi necessari dalle stesse caratteristiche funzionali del prodotto, ma investa caratteristiche del tutto inessenziali alla relativa funzione; se, infatti, non ricorre una privativa a tutela di una determinata funzione e di una determinata forma, alla libera riproducibilità della funzione corrisponde la altrettanto libera riproducibilità della forma che, necessariamente, la realizza .

Cassazione civile , sez. I, 19 gennaio 2006 , n. 1062
concorrenza sleale parassitaria: lo sfruttamento dell'altrui organizzazione aziendale

L'attività di un'impresa, volta ad appropriarsi illegittimamente dello spazio di mercato ovvero della clientela dei concorrenti, sfruttando gli sforzi organizzativi e gli investimenti di carattere pubblicitario da costoro realizzati e senza sostenere alcuno di tali oneri economici, costituisce concorrenza parassitaria contraria alle regole di correttezza professionale.

Tribunale Roma, 16 gennaio 2006
concorrenza sleale: necessario presupposto è la situazione di concorrenza tra le aziende

Presupposto giuridico per la legittima configurabilità di un atto di concorrenza sleale è la sussistenza di una situazione di concorrenzialità tra due o più imprenditori (e la conseguente idoneità della condotta di uno dei due concorrenti ad arrecare pregiudizio all'altro, pur in assenza di danno attuale), così che la normativa dettata, in materia, dall'art. 2598 c.c. non può ritenersi applicabile ai rapporti tra liberi professionisti.

Tribunale Torino, 13 gennaio 2006
concorrenza sleale: domain name e carattere distintivo

Sia in conformità alla costante tesi giurisprudenziale dell’assimilabilità del domain name, nella funzione e nelle forme di tutela, all’insegna e al marchio, ribadita dalle specifiche disposizioni contenute nel nuovo codice della Proprietà Industriale (e in particolare degli art.2, 4 comma, 12 e 22), sia nel caso in cui la tutela del domain name possa essere riconosciuta esclusivamente in base alle norme sulla concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., il presupposto indefettibile per la tutelabilità del domain name é la sua capacità distintiva. Tale tutela non compete quindi allorchè il nome di dominio appaia totalmente privo di capacità individualizzante, essendo meramente descrittivo dell’attività svolta dall’imprenditore tramite la rete internet.

Tribunale Torino, sez. IX, 07 dicembre 2005 concorrenza sleale per storno di dipendenti Sussiste atto di concorrenza sleale per storno di dipendenti quando un imprenditore sottragga «un complesso di dipendenti», difficilmente sostituibili per la posizione daquesti rivestita, con l'evidente intento, di danneggiare l'imprenditore concorrente e di conseguire parassitariamente l’avviamento delle relazioni commerciali che quest'ultimo ha raggiunto.

Tribunale Milano, 04 novembre 2005

concorrenza sleale per storni di dipendenti: il rimedio è l'inibitoria Lo storno di dipendenti costituisce un danno di per sé difficilmente risarcibile e non suscettibile di adeguata monetizzazione, che può essere limitato solo attraverso un provvedimento inibitorio a contenuto specifico, ancorché limitato al periodo di tempo ritenuto necessario per sviluppare un autonomo “know-how”.

Tribunale Milano, 04 novembre 2005
concorrenza sleale per assegnazione di un demain name corrispondente ad un marchio

L'assegnazione di un domain name (nome di sito web) corrispondente ad un marchio
- anche solo di fatto, ma notorio - può costituire usurpazione del segno e concorrenza sleale in quanto comporta l'immediato vantaggio di ricollegare la propria attività a quella del titolare del marchio, sfruttando la notorietà del segno e traendone indebito vantaggio. Inoltre, la violazione di un marchio - perpetrata mercé il suo impiego quale domain name di un sito Internet - non è esclusa dalla circostanza che tale utilizzo sia avvenuto previa autorizzazione dell'apposita autorità preposta alla registrazione dei nomi di dominio, né dal fatto che il titolare del marchio non abbia in precedenza registrato presso detta autorità il medesimo nome.

Tribunale Modena, sez. I, 18 ottobre 2005
concorrenza sleale per storno di dipendenti e sviamento di clientela- il rimedio dell'inibitoria

Il danno determinato dallo storno di dipendenti e dallo sviamento di clientela, difficilmente risarcibile in forma specifica, può essere neutralizzato solo attraverso l'inibizione allo stornante - per un periodo di tempo determinato in via equitativa - dell'assunzione di altri dipendenti appartenenti alla sfera del ricorrente, nonché dell'utilizzo delle prestazioni che i dipendenti «stornati» svolgevano nella precedente impresa e nei confronti della medesima clientela.

Corte appello Firenze, sez. I, 19 settembre 2005 , n. 1463 concorrenza sleale per storno di dipendenti: "l'animus"

Sussistono atti di concorrenza sleale ex art. 2598 n. 3 c.c. per storno e tentato storno di dipendenti fra due imprese dello stesso settore commerciale allorché sussista non solo la consapevolezza dell'agente circa l'idoneità dell'atto a danneggiare l'altrui impresa, ma anche la precisa intenzione di conseguire tale risultato («animus nocendi») desumibile dalle modalità di esecuzione dello storno, non conformi alla correttezza professionale e giustificabili solo con l'intento di disgregare l'organizzazione e la struttura produttiva del concorrente .

Fonte: Internet

PROVA DELLA CONCORRENZA SLEALE

Per gli atti di concorrenza sleale, anche se l’art. 2600 c.c. sancisce la presunzione di colpa a carico del danneggiante, è sempre necessario fornire la prova dell’effettivo danno subito, anche utilizzando criteri probabilistici (Cass. 15/11/1984 n. 5772) od anche semplici presunzioni, come dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 5848 del 08/03/2013: ”…il danno risarcibile a norma dell'art. 2043 cod. civ. è il danno - conseguenza patrimoniale; occorre provare che detta lesione abbia cagionato una perdita patrimoniale, senza la quale il risarcimento manca di oggetto. (Cass. 6507/01; Cass. 20120/09). A tal fine è necessario provare la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando, tuttavia, l'onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l'esistenza e l'entità del pregiudizio (Cass. 2226/12)”.

PRIVACY

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– Nello svolgimento delle operazioni di trattamento saranno, comunque, sempre adottate tutte le misure tecniche, informatiche, organizzative, logistiche e procedurali di sicurezza, come previste dall’Allegato B del D.lg. 196/03, in modo che sia garantito il livello minimo di protezione dei dati previsto dalla legge. 
– Le metodologie su menzionate, applicate per il trattamento, garantiranno l’accesso ai dati ai soli soggetti specificati ai punti 8) e 9).
Il conferimento dei dati di cui ai punti 1), 2) 3 ) è:
– Obbligatorio per il raggiungimento delle finalità connesse ad obblighi previsti da leggi, regolamenti o normative comunitarie.
– Necessario per una corretta instaurazione, gestione e prosecuzione del rapporto commerciale e/o contrattuale.
– Un eventuale rifiuto, seppur legittimo, a fornire in tutto o in parte i dati su definiti come obbligatori e necessari, potrebbe comportare l’impossibilità di effettuare il normale svolgimento delle operazioni aziendali e la regolare erogazione dei prodotti/servizi richiesti.
Il conferimento dei dati personali raccolti per le finalità di cui al punto 4 ) è facoltativo.
I soggetti o le categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati o a cui potranno essere comunicati i dati sono i Responsabili aziendali, Responsabili Esterni incaricati alla gestione della Privacy o Società del Gruppo, Fornitori di Servizi IT, Agenzie Pubblicitarie e di Ricerca di Mercato, Partner Commerciali, Aziende di Consulenza, Studi e Associazioni di Liberi Professionisti, Agenzie di Rappresentanza, Istituti Bancari e Assicurativi, Società di Recupero Crediti, Studi Legali, Studi Commercialisti e di Consulenza del Lavoro, Società di Revisione e Società di Trasporto e Logistica 
– Per l’elenco aggiornato si rimanda alla “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”
Qualora il trattamento potesse riguardare anche dati personali rientranti nel novero dei dati "sensibili"(vale a dire dati idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale) o “giudiziari” il trattamento sarà effettuato nei limiti indicati dalle Autorizzazioni Generali del Garante Privacy, secondo le modalità previste dal D.lg. 196/03 e per le finalità strettamente necessarie al regolare svolgimento dell’attività aziendale, delle operazioni relative all’erogazione di prodotti/servizi e all’adempimento di obblighi contrattuali e/o di legge/regolamento
I dati in questione non saranno comunicati ad altri soggetti oltre a quelli previsti nella presente informativa e/o specificati nella “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”; i dati idonei a rivelare lo stato di salute dell'interessato non saranno comunque in alcun caso diffusi.
I dati trattati potranno essere comunicati a terzi di cui ai punti 8) e 9) stanziati in altri paesi appartenenti all’Unione Europea o esterni ad essa secondo quanto previsto dal D.lg. 196/03 per le finalità di cui ai punti 1), 2) 3) e 4) e secondo le modalità di cui al punto 5).
I dati raccolti per finalità commerciali e di profilazione di cui al punto 4) potranno essere ceduti a terzi anche a titolo oneroso.
L’elenco aggiornato con gli estremi identificativi di tutti i Responsabili del Trattamento, o dei soggetti a cui sono stati comunicati e/o ceduti i dati personali potrà essere da Lei richiesto in qualunque momento al Responsabile Interno Privacy Clienti, che provvederà immediatamente a renderglielo disponibile.
In ogni momento potrà, inoltre, anche esercitare i Suoi diritti nei confronti del Titolare del Trattamento, ai sensi dell'art. 7 del D.lg. 196/03, che per Sua comodità riproduciamo integralmente: 
Decreto Legislativo n.196/2003 - Art. 7 - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti

1) L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

2) L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione:

(a) dell'origine dei dati personali;
(b) delle finalità e modalità del trattamento;
(c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici;
(d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2;
(e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

3) L'interessato ha diritto di ottenere:

(a) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati;
(b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
(c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

4) L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

(a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
(b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

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